IL BANCO VUOTO. Scuola e leggi razziali. Venezia 1938-45

23 febbraio 2022 | Ore 17.00

Presentazione del libro di Maria Teresa Sega

Edizioni Cierre
e un ricordo di Carla Viterbo Bassani

Saluti


Daniela Brunelli


presidente della Società Letteraria di Verona

Celu Laufer


presidente della Comunità ebraica di Verona

Interviene


Donatella Levi


Psicanalista e “bambina nascosta”

Dialogano con l’Autrice


Nadia Olivieri
(Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea)
Fernanda Goffetti (Movimento Cooperazione Educativa)

Durante l’incontro verranno proiettati spezzoni di un’intervista a Carla Viterbo Bassani

Che cosa si prova ad essere “diversi”? Additati per strada, dileggiati con sputi e insulti? Che cosa prova un bambino, un adolescente, quando anche i suoi amici e amiche lo guardano con sospetto e lo evitano? E quando i suoi insegnati lo mandano via dalla classe con poche fredde parole?
Successe nel 1938, quando il razzismo divenne legge dello stato. Il primo provvedimento “per la difesa della razza” riguardò la scuola, dalla quale studenti e insegnanti ebrei furono cacciati. La rottura di relazioni sociali creò un vuoto dove crebbe la consapevolezza della diversità, ma anche un nuovo senso di appartenenza, grazie alla frequenza della Scuola ebraica, una comunità di compagni e insegnanti uniti da un comune orizzonte culturale. Fu una scuola libera e democratica in pieno regime fascista, dove i programmi erano gli stessi della scuola pubblica, ma si praticava il pensiero critico e l’educazione come dialogo, si coltivava la formazione culturale, risparmiandosi l’educazione premilitare e le adunate dei sabati fascisti. Si imparava ad essere ebrei. “Un’oasi nel deserto del conformismo delle scuole italiane”, la definì Paolo Sereni che fu tra quegli studenti “assetati di libertà”. Un rifugio.
E gli altri coetanei come reagirono? Quale margine di scelta era possibile e quale consapevolezza per adolescenti cresciuti sotto il regime i cui riti e simboli avevano colonizzato ogni gesto, ogni immaginario, ogni tempo di vita? Vedendo i compagni maltrattati senza motivo, ci fu chi provò un senso di ingiustizia e reagì con piccoli significativi gesti. La compagna di Alba Finzi, Ada Lotto, pretese che il suo banco rimanesse vuoto, che nessuna occupasse il suo posto. L’assenza come memoria della presenza è l’immagine che ha dato il titolo al libro.
Poi ci fu la persecuzione delle vite, per alcuni finite tragicamente nei mesi successivi all’8 settembre 1943.
Tutto questo ci viene restituito dalla voce degli ultimi testimoni, all’epoca bambini e bambine, e raccontato in questo libro in cui l’autrice ha composto le singole storie dei giovani protagonisti in un unico racconto che restituisce sia la dimensione collettiva dell’esperienza, che la singolarità dei vissuti.
Fra le tante storie, anche quella della nostra concittadina e amica Carla Viterbo Bassani, cui verrà dedicato un momento di ricordo.

Maria Teresa Sega è veronese di nascita e veneziana d’adozione. A lungo docente e poi distaccata all’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser), è studiosa dei movimenti delle donne in età contemporanea. Attualmente è presidente dell’Associazione per la memoria e la storia delle donne in Veneto rEsistenze, fa parte del direttivo dell’Iveser e del Coordinamento nazionale donne dell’ANPI. Ha pubblicato numerosi saggi su tematiche di storia di genere, storia della scuola, storia della Shoah, storia della fotografia, nonché sul rapporto storia-memoria. Sulle vicende della Scuola ebraica veneziana aveva già pubblicato, qualche anno fa, il volume Ritorno a scuola. L’educazione dei bambini e dei ragazzi ebrei a Venezia tra Leggi razziali e dopoguerra (con Laura Luzzatto), Nuova Dimensione, Partogruaro-Ve 2012.

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