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Eros Olivotto

 

 

giovedì 29 maggio 2003 pag. 43



I grandi temi della notte nei versi di Eros Olivotto
 

Brividi di freddo (o forse di emozione?) scuotevano il pubblico a Corte Cerutti, a Fumane, durante la seconda serata di Poesia Festival. Di certo il venticello gelato e le raffiche di pioggia si combinavano con le vibrazioni delle voci dell'attore Renato Martinelli e del poeta Eros Olivotto a creare un clima di vaga mestizia e meditazione. Come ha detto Franco Ceradini, presentando l'amico, il volume di Olivotto, Sipari , (Perosini editore) affronta con coraggio e dignità espressiva i grandi temi su cui è cresciuta un po' tutta la poesia del Novecento: la morte, il dolore, l'amore, il tempo, temi che colgono un nucleo profondo e sensibile in ognuno di noi.
Olivotto arriva alla poesia dopo due prove narrative e il linguaggio appare lungamente meditato ed elaborato, ricco di echi, come se la sua parola poetica nascesse dall'attraversamento di molta tradizione nostra, in particolare quella pascoliana. Poesia fatta di accadimenti interiori, fra sogno e veglia, affacciata sul mistero, attraversata com'è dalla domanda senza risposta sull'esistenza di Dio. Ma proprio per questo, poesia genuinamente religiosa nell'assenza di ogni certezza.
Il dialogo tra il poeta e l'amico Franco Ceradini ha resuscitato anche l'eco della loro lunga famigliarità, il ricordo appannato e vago, ma sensibile, delle sere trascorse in interminabili discussioni sui grandi temi, delle ore che si allungano nella notte e cacciano il sonno, quando si è ancora giovani e si crede nella virtù salvifica della parola.
(p.a.)
 
 
lunedì 26 maggio 2003 cultura pag. 24

 

Fumane. Lo scrittore-poeta ambrosiano Eros Olivotto, di origini trentine, presenta in Valpolicella la sua raccolta di poesie Sipari (Perosini Editore) oggi alle 20,30 in Corte Cerruti, nell’ambito di Poesia festival. Scrive nella presentazione il curatore della pubblicazione, Italo Bosetto: «Nei brani poetici si materializza l’immagine della madre: casta e mite, tutela, protegge, giustifica il travaglio esistenziale nella sua continuazione e reversibilità».
La prefazione di Ilvano Caliaro, docente universitario, mette in luce le doti di Eros Olivotto, che dice di sé: «La poesia, più di quanto si scrive, è ciò che si è. In questo senso essa è data dalla nostra maniera di stare nel mondo. Questo, però non è ancora abbastanza. La poesia, infatti, non può prescindere dal ritmo dato dall’insieme delle regole metriche, che quindi sono il terreno su cui il linguaggio poetico nasce e si fonda. Fatta questa scelta, ci si ritrova in una situazione che, per quanto complessa, arricchisce la vita di significati e quindi di senso». (m.f.)