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Lunedì 26 maggio 2003
POESIAFESTIVAL 2003

Dieci poesie scritte in un mese
incontro con
VALERIO MAGRELLI
Presenta Gaia Guarienti


Il cortile del Conservatorio

 


 


Valerio Magrelli e Gaia Guarienti


 

 

 

giovedì 29 maggio 2003 pag. 43


Poesia Festival.
Con un armonioso controcanto creato dalla sognante melodia dell’arpa
Magrelli fa un’antologia di se stesso

Nel suo universo di parole le immagini del mondo tecnologico
Paola Azzolini

 

Il poeta Valerio Magrelli dice in un'intervista, che buona parte della poesia moderna deriva da un esercizio di autocommento, ossia dalla leggendaria analisi de Il corvo di Edgar Allan Poe condotta appunto da Edgard Allan Poe. Coerentemente l'altra sera nel cortile del Conservatorio, durante l'incontro con l'autore organizzato nell'ambito di Poesia Festival di Verona e della Valpolicella, Magrelli ha sapientemente ed efficacemente condotto una rigorosa analisi di se stesso. A intervalli la sognante melodia dell'arpa creava un armonioso controcanto all'universo delle parole. Gaia Guarienti ha premesso un intervento breve e preciso di analisi dei testi poetici dell'ospite e poi ha dato il via a Magrelli che si è lanciato, con garbo e piglio generoso, nell'analisi dei meccanismi costitutivi della sua produzione poetica.
Ha costruito così una breve antologia di se stesso, in ordine cronologico e con fitti legami al problema dell'invenzione linguistica, perché, come dice un altro poeta, che Magrelli ama molto, Mallarmé, la poesia è fatta di parole, non di idee. E leggendo Magrelli si ha l'impressione che la poesia sia fatta non solo di parole, ma proprio di sillabe,di suoni, di linguaggi settoriali e così via, insomma di tutta la sostanza letterale possibile.
Magrelli ha esordito con un volume pubblicato da Feltrinelli, Ora serrata retinae , cui hanno fatto seguito Nature e venature e Esercizi di tiptologia , poi tutti raccolti in un unico libro da Einaudi.
Già nella prima raccolta si esprimeva l'apparente paradosso di questa invenzione: una poesia della ragione, del cervello e dei linguaggi tecnologici, in cui si fa avanti un soggetto incerto, appassionato che non tanto parla di sé, quanto del suo rapporto con il mondo moderno: «Amo i gesti imprecisi/ uno che inciampa/ un pezzo si separa/ dentro qualcosa balla», come quando scrutiamo il vetro di una lampadina per vedere se è rotta. Anche lui, come Montale, non pretende di dire la parola definitiva, quella che schiude il mondo, ma piuttosto esprime il disagio della ricerca della parola, perché «non aver da scrivere nulla/ dà quella pena infantile/infinita di chi cerca/ un alloggio in paese straniero».
La voce chiara e senza sottolineature del poeta dà rilievo a questo universo di parole che sono pensieri di una limpidezza cartesiana e che suscitano le immagini velenose del nostro mondo meccanico,tv, elettrodomestici, computer e telefono, con lo sguardo senz'ombra e talvolta gelato, della mente. Tra i moderni per primo Auden ha osato parlare in poesia di motore diesel e di termosifone.
Magrelli dedica tre poesie al telefono e due sonetti alla tv. I due sonetti Ecce video . In memoria di E.H .( evidente l'allusione a Ecce Homo) sono un po' macabri, ma controvoglia, e svolgono il tema di alcuni fatti di cronaca: il poveraccio morto davanti alla Tv che viene ritrovato dopo nove mesi. Sempre per la tv fa il suo ingresso in poesia il termine "pixel": la tentazione davanti a questo sorridente e ironico sperimentalismo è quella di evocare il barocco che ha fatto parlare in poesia gli orologi da polvere e meccanici e le pulci dell'amata. Ed ecco che in questo barocco tecnologico fa capolino l'occhio stranito di Dolly, la pecora clonata con i suoi complicati rimandi al passato e ai suoi miti, per esempio la metamorfosi.
Di fatto anche l'auto analisi dei suoi versi condotta da Magrelli, nella insistita mineralizzazione delle parole e delle immagini, lascia filtrare l'ombra di un'area a rischio, dove la scrittura e anche la lettura sono scudi che proteggono la debolezza nativa di un soggetto totalmente umano.